Il presidente Usa ha sottoposto un'intesa non vincolante ai Paesi del G20. Nel blitz televisivo dello scorso week end – cinque interviste di quindici minuti l'una ad altrettante televisioni – Obama propose il coordinamento della politica macroeconomica delle grandi potenze industriali e i colossi emergenti. Ora il Wall Street svela di che cosa si tratti: di un "Accordo per una crescita sostenibile ed equilibrata della economia globale" che induca, ad esempio, l'Europa a ristrutturare l'industria in modo da investirvi di più, la Cina a esportare di meno, e l'America a ridurre il deficit di bilancio e il debito estero. Il progetto fu sottoposto ai leader del G20 il 3 settembre scorso in una lettera di Michael Froman, un economista della Casa bianca, precisa il Wall Street Journal. L'accordo non sarebbe vincolante, ma il G20 premerebbe sui Paesi membri per la sua attuazione, come fanno l'Organizzazione mondiale dei commerci, il Fondo monetario internazionale e altri organismi multilaterali per i loro interventi.
RIPRESA - Il progetto di Obama, che vuole anche il coordinamento delle regolamentazioni della finanza tra i paesi del G20, nasce dalla constatazione che dopo il “crack” del 2008 la ripresa economica globale sarà molto lenta e difficile, e per facilitarla bisognerà evitare gli scompensi del passato. «La Cina, la Germania e altri - dichiarò Obama in una delle interviste - non possono continuare e inondarci delle loro esportazioni, e noi non possiamo continuare a comprare a credito, dobbiamo risparmiare ed esportare a nostra volta». Se le grandi potenze industriali e i colossi emergenti non cambiassero strategia, Russia, Cina, Germania, Giappone accumulerebbero sempre più surplus dei conti correnti, e America, Inghilterra, India ecc accumulerebbero sempre più pericolosi disavanzi. Per l'Europa, per l'Italia in particolare, la svolta non sarebbe indolore. Afferma il Wall Street Journal che la Ue «per diventare più competitiva dovrebbe ridurre le tasse sugli investimenti e rendere più elastico il mercato del lavoro», consentire cioè alle imprese di licenziare con più facilità i dipendenti. L'Italia si troverebbe in difficoltà perché al contempo dovrebbe ridurre il deficit di bilancio, ma più tardi ne trarrebbe beneficio. Obama spera di avere l'appoggio sia delle grandi potenze industriali sia dei colossi emergenti, che in cambio otterrebbero più voce in capitolo nelle decisioni del Fondo monetario (attualmente hanno il 43 per cento dei voti, ma raggiungerebbero il 50 per cento). Stando al giornale, un'intesa di principio sul progetto di Obama c'è. Il problema è come farla rispettare. L'Ue propone negoziati, a esempio, nel caso che il surplus o il disavanzo dei conti correnti di un paese sia eccessivo. L'America preferirebbe pressioni da parte del G20 e del Fondo monetario.
Fonte: Il Corriere della Sera